My God the Voodoo Queens
Pubblicato su Zenith con i taglivorno, Voodoo Queens, batterista, supermodel, superficial il Aprile 29, 2008 da maggymistake
Cosa dire se non di guardare attentamente la batterista…partì un giorno da Livorno…
Cosa dire se non di guardare attentamente la batterista…partì un giorno da Livorno…
Mi capita tra le mani “Pulp” ormai bimestrale di letteratura (un tempo mensile) e corro alle ultime pagine. C’è ancora. E’ ancora lì. Daniele Brolli. Cerco su internet un suo blog. Non esiste. Peccato. Adoro ed ho sempre adorato i suoi ritratti dell’editoria italiana. Impietoso, diretto, senza fronzoli. Leggo i suoi articoli con avidità. Ne vorrei di più. Daniele se ti googli, se ci sei, batti un colpo. Questo è un tuo fan club virtuale composto da una sola persona. Me. Aspettiamo tuoi scritti sul web, su carta, su disegni. Abbiamo bisogno di leggerti, e non è uno scherzo. Con affetto. MM
Dopo la prima notte con lo “scheletrato” inferiore posso dire che è terribile.
Si sa, lo dicono tutti: il sotto è peggio del sopra. Con il sotto, mangi, è mandibolare, crei tutte le consonanti, c’è la lingua, e lo muovi continuativamente.
Il sopra è lì, appiccicato, sta dove lo metti.
L’idea ortodontica, vista la pessima condizione dell’arcata inferiore, dove con i denti davanti toccavo da anni il palato (come dicono loro, una situazione da settantenne, esagerati!!!) è stata quella di costruire uno scheletrato dove incapsulare i miei due molari rimasti in modo da creare un’altezza fittizia che riporti la mandibola alla sua condizione ‘quasi’ di partenza.
Come dire, cambia il “morso”, cambia la maniera di stare “a riposo”, cambia la maniera di parlare.
Addio consonanti, vi avevo trovato per un breve periodo, ora vi ho riperso.
La c di “giornataccia” è terribile all’ascolto.
Spero che tutto questo passi presto.
P.S. C’è anche la possibilità che la mandibola si ribelli, con mal e colpi di testa.
Mi sfogherò al seggio: visto l’insediamento questo pomeriggio.
Pochi lo sanno ma la legge prevede la possibilità’ di rifiutarsi di votare e metterlo a verbale. Quando si va al seggio e dopo che le schede sono vidimate si dichiara che ci si rifiuta di votare e si vuole che sia messo a verbale. Le schede di rifiuto vengono CONTATE e sono VALIDE, contrariamente alle schede nulle o bianche o all’astensione dal voto. Nessun media (chiaramente) ne parla, sembra che i giochi della CASTA siano già fatti, come al solito la gente andrà a votare il “meno peggio”. Nel caso le schede di rifiuto arrivassero a un certo numero (cosa mai successa nelle elezioni italiane) la casta avrebbe “qualche problema” nell’assegnare i seggi vuoti e i media saranno obbligati a parlarne. Far girare questa mail il più possibile, è l’unica maniera per fare sentire la voce di tutti quelli che vogliono un sistema con persone veramente nuove e non un branco di professionisti della politica che rubano soldi parlando di niente. L’astensionismo passivo non fa percentuale di media votanti e riguardo alle elezioni legislative il nostro sistema di attribuzione non prevede nessun quorum di partecipazione. Quindi, se per assurdo nella consultazione elettorale votassero tre persone, ciò che uscirebbe dalle urne sarebbe considerata valida espressione della volontà popolare e si procederebbe quindi all’attribuzione dei seggi in base allo scrutinio di tre schede. Altresì le schede bianche e nulle, fanno si percentuale votanti, ma vengono ripartite, dopo la verifica in sede di collegio di garanzia che ne attesti le caratteristiche di bianche o nulle, in un unico cumulo da ripartire nel cosiddetto premio di maggioranza… (per assurdo sempre votando bianca o nulla se alle prossime elezioni vincesse Berlusconi le suddette schede andrebbero attribuite nel premio di Forza Italia).
Esiste però un METODO DI ASTENSIONE, che garantisce di essere percentuale votante (quindi non delegante) ma consente di non far attribuire il proprio non-voto al partito di maggioranza. E’ infatti facoltà dell’elettore recarsi al seggio e una volta fatto vidimare il certificato elettorale, AVVALERSI DEL DIRITTO DI RIFIUTARE LA SCHEDA, assicurandosi di far mettere a verbale tale opzione; è possibile inoltre allegare in calce al verbale, una breve dichiarazione in cui, se vuole, l’elettore ha il diritto di esprimere le motivazioni del suo rifiuto (es.: ‘Nessuno degli schieramenti qui riportati mi rappresenta‘).
Ieri appuntamento dal dentista: ripartono “i grandi lavori”. Di nuovo la protesi è cambiata. Gli incisivi davanti non sono più importanti, sono piccoli e allineati a quelli accanto, detti anche “le piccole capsule” che, anche loro, hanno bisogno di un restyling dato che la gengiva è arretrata e cambiata nel frattempo (circa 20anni dall’incapsulamento). Per adesso evito di guardarmi allo specchio, non mi guardavo molto prima e tantomeno adesso. Controllo invece le reazioni dei miei amici, conoscenti, persone. Il primo impatto è sempre quello che conta, dopo aggiustano il tiro, si allineano insomma,non dicono la verità. C’è da dire anche che, smettendo di fumare sono ingrassata di cinque chili, non sono grassa perchè prima ero secca, ma comunque anche questo cambia la fisionomia. Prossima tappa, martedì 19, una seduta per limare l’arcata inferiore con anestesia inclusa. Non ci voglio tanto pensare. E’ noiosa questa storia dell’anestetico.
Usare il piccolino (little asus or asussino) è molto facile. La cosa bella è che questa volta non c’è microsoft che tenga, tutti i programmi sono free e (lo dico a te Lopo della Danimarca) sto usando linux.
Non ci capisco niente, vorrei far partire dei programmi installati, vorrei creare delle icone, far partire degli eseguibili, però sto usando linux ubuntu.
Sono molto fiera,non ci capisco niente ma sono fierissima.
Sto scrivendo da un piccolo computer: si chiama eeepc, è incredibilmente piccolino e molto stiloso.

Il triangolo nero
Violenza, propaganda e deportazione. Un manifesto di scrittori, artisti e intellettuali contro la violenza su rom, rumeni e donne
La storia recente di questo paese e’ un susseguirsi di campagne d’allarme, sempre piu’ ravvicinate e avvolte di frastuono. Le campane suonano a martello, le parole dei demagoghi appiccano incendi, una nazione coi nervi a fior di pelle risponde a ogni stimolo creando “emergenze” e additando capri espiatori.
Una donna e’ stata violentata e uccisa a Roma. L’omicida e’ sicuramente un uomo, forse un rumeno. Rumena e’ la donna che, sdraiandosi in strada per fermare un autobus che non rallentava, ha cercato di salvare quella vita. L’odioso crimine scuote l’Italia, il gesto di altruismo viene rimosso.
Il giorno precedente, sempre a Roma, una donna rumena e’ stata violentata e ridotta in fin di vita da un uomo. Due vittime con pari dignita’? No: della seconda non si sa nulla, nulla viene pubblicato sui giornali; della prima si deve sapere che e’ italiana, e che l’assassino non e’ un uomo, ma un rumeno o un rom.
Tre giorni dopo, sempre a Roma, squadristi incappucciati attaccano con spranghe e coltelli alcuni rumeni all’uscita di un supermercato, ferendone quattro. Nessun cronista accanto al letto di quei feriti, che rimangono senza nome, senza storia, senza umanita’. Delle loro condizioni, nulla e’ piu’ dato sapere.
Su queste vicende si scatena un’allucinata criminalizzazione di massa. Colpevole uno, colpevoli tutti. Le forze dell’ordine sgomberano la baraccopoli in cui viveva il presunto assassino. Duecento persone, tra cui donne e bambini, sono gettate in mezzo a una strada.
E poi? Odio e sospetto alimentano generalizzazioni: tutti i rumeni sono rom, tutti i rom sono ladri e assassini, tutti i ladri e gli assassini devono essere espulsi dall’Italia. Politici vecchi e nuovi, di destra e di sinistra gareggiano a chi urla piu’ forte, denunciando l’emergenza. Emergenza che, scorrendo i dati contenuti nel Rapporto sulla Criminalita’ (1993-2006), non esiste: omicidi e reati sono, oggi, ai livelli piu’ bassi dell’ultimo ventennio, mentre sono in forte crescita i reati commessi tra le pareti domestiche o per ragioni passionali. Il rapporto Eures-Ansa 2005, L’omicidio volontario in Italia e l’indagine Istat 2007 dicono che un omicidio su quattro avviene in casa; sette volte su dieci la vittima e’ una donna; piu’ di un terzo delle donne fra i 16 e i 70 anni ha subito violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita, e il responsabile di aggressione fisica o stupro e’ sette volte su dieci il marito o il compagno: la famiglia uccide piu’ della mafia, le strade sono spesso molto meno a rischio-stupro delle camere da letto.
Nell’estate 2006 quando Hina, ventenne pakistana, venne sgozzata dal padre e dai parenti, politici e media si impegnarono in un parallelo fra culture. Affermavano che quella occidentale, e italiana in particolare, era felicemente evoluta per quanto riguarda i diritti delle donne. Falso: la violenza contro le donne non e’ un retaggio bestiale di culture altre, ma cresce e fiorisce nella nostra, ogni giorno, nella costruzione e nella moltiplicazione di un modello femminile che privilegia l’aspetto fisico e la disponibilita’ sessuale spacciandoli come conquista. Di contro, come testimonia il recentissimo rapporto del World Economic Forum sul Gender Gap, per quanto riguarda la parita’ femminile nel lavoro, nella salute, nelle aspettative di vita, nell’influenza politica, l’Italia e’ 84esima. Ultima dell’Unione Europea. La Romania e’ al 47esimo posto.
Se questi sono i fatti, cosa sta succedendo?
Succede che e’ piu’ facile agitare uno spauracchio collettivo (oggi i rumeni, ieri i musulmani, prima ancora gli albanesi) piuttosto che impegnarsi nelle vere cause del panico e dell’insicurezza sociali causati dai processi di globalizzazione.
Succede che e’ piu’ facile, e paga prima e meglio sul piano del consenso viscerale, gridare al lupo e chiedere espulsioni, piuttosto che attuare le direttive europee (come la 43/2000) sul diritto all’assistenza sanitaria, al lavoro e all’alloggio dei migranti; che e’ piu’ facile mandare le ruspe a privare esseri umani delle proprie misere case, piuttosto che andare nei luoghi di lavoro a combattere il lavoro nero.
Succede che sotto il tappeto dell’equazione rumeni-delinquenza si nasconde la polvere dello sfruttamento feroce del popolo rumeno.
Sfruttamento nei cantieri, dove ogni giorno un operaio rumeno e’ vittima di un omicidio bianco.
Sfruttamento sulle strade, dove trentamila donne rumene costrette a prostituirsi, meta’ delle quali minorenni, sono cedute dalla malavita organizzata a italianissimi clienti (ogni anno nove milioni di uomini italiani comprano un coito da schiave straniere, forma di violenza sessuale che e’ sotto gli occhi di tutti ma pochi vogliono vedere).
Sfruttamento in Romania, dove imprenditori italiani - dopo aver “delocalizzato” e creato disoccupazione in Italia - pagano salari da fame ai lavoratori.
Succede che troppi ministri, sindaci e giullari divenuti capipopolo giocano agli apprendisti stregoni per avere quarti d’ora di popolarita’. Non si chiedono cosa avverra’ domani, quando gli odii rimasti sul terreno continueranno a fermentare, avvelenando le radici della nostra convivenza e solleticando quel microfascismo che e’ dentro di noi e ci fa desiderare il potere e ammirare i potenti. Un microfascismo che si esprime con parole e gesti rancorosi, mentre gia’ echeggiano, nemmeno tanto distanti, il calpestio di scarponi militari e la voce delle armi da fuoco.
Succede che si sta sperimentando la costruzione del nemico assoluto, come con ebrei e rom sotto il nazi-fascismo, come con gli armeni in Turchia nel 1915, come con serbi, croati e bosniaci, reciprocamente, nell’ex-Jugoslavia negli anni Novanta, in nome di una politica che promette sicurezza in cambio della rinuncia ai principi di liberta’, dignita’ e civilta’; che rende indistinguibili responsabilita’ individuali e collettive, effetti e cause, mali e rimedi; che invoca al governo uomini forti e chiede ai cittadini di farsi sudditi obbedienti.
Manca solo che qualcuno rispolveri dalle soffitte dell’intolleranza il triangolo nero degli asociali, il marchio d’infamia che i nazisti applicavano agli abiti dei rom.
E non sembra che l’ultima tappa, per ora, di una prolungata guerra contro i poveri.
Di fronte a tutto questo non possiamo rimanere indifferenti. Non ci appartengono il silenzio, la rinuncia al diritto di critica, la dismissione dell’intelligenza e della ragione.
Delitti individuali non giustificano castighi collettivi.
Essere rumeni o rom non e’ una forma di “concorso morale”.
Non esistono razze, men che meno razze colpevoli o innocenti.
Nessun popolo e’ illegale.
La storia ortodontica si complica, si affina, si allunga. Diciamo che intanto ieri dall’odontotecnico siamo passati a spostare ancora più indietro questi due incisivi e vedere “l’effetto che fa”. Dice Emi che se guardiamo le foto passate e le foto recenti fa un grande effetto. Tutta un’altra bocca. In bocca, il palato rosa chicco fa sicuramente un altro effetto, soprattutto un altro sentire. La complicazione riguarda poi la fase tre, che comporterà la rimozione delle corone, il rincalzamento delle nuove sotto le gengive. Il rimpicciolimento dei falsi incisivi e il ridimensionamento di quelli accanto. Vabbé, la cosa è lunga e ci devo anche pensare, perché comporterebbe un’altra visione ancora. Non lo so. Andiamo per gradi. Per ora. Intanto mi domando come si fa a lavorare sul template di wordpress, io con blogsome ero abituata ad entrare e mettere bottoncini, widget e così via, qui, quando entro non trovo niente. Non so dove cercare, mi sembrava anche qui, di essere passata al corso avanzato invece sono ancora ai problemi base. Insomma, come faccio a cambiare il template? Ad aggiungere antipixel ? O piccoli banner? Non l’ho capito.